Come dire, una vita

Giovanni Morelli […] è stato uno dei musicologi italiani più influenti, rappresentante di spicco di una generazione che è riuscita nell’impresa di modernizzare la disciplina e allinearla agli standard più alti della ricerca mondiale. Coniugando il filone principale, storico-filologico, con elementi di musicologia sistematica e di etnomusicologia, egli ha aperto nuove e feconde prospettive in diversi ambiti, innanzitutto per la comprensione della musica del XX secolo. […]

Morelli ha pubblicato una serie di saggi che sono diventati un riferimento per gli studi attuali. […] egli ha affrontato di petto e con grande coraggio la situazione della cultura occidentale che viene comunemente etichettata con il termine “postmoderno”, un termine che Morelli significativamente non ha mai impiegato. L’andirivieni di determinate tematiche nei diversi secoli, l’accreditamento degli aspetti biografici e talvolta anche biologici della compagine culturale, una vocazione quasi naturale al ragionamento transdisciplinare, una spiccata attenzione per la complessità dei fenomeni musicali, inclusi quelli più legati alla cultura popolare e di massa, per i mutamenti provocati dalle nuove tecnologie e dal dirompente imporsi della cultura audiovisiva sono elementi che attraversano i suoi scritti stabilendo intersezioni sempre nuove.

(Gianmario Borio, Prefazione a Variazioni in sviluppo. I pensieri di Giovanni Morelli verso il futuro. A cura di Giada Viviani, Venezia Fondazione Giorgio Cini, 2017, pp. IX-X)


Malgrado lo smarrimento iniziale che la sua scrittura può comportare, l’opera di Morelli riesce dunque a reiterare la vitalità stimolante di cui erano intessute le sue lezioni, conferenze e conversazioni, cosicché il suo lascito intellettuale non solo si dimostra pienamente attuale e, anzi, tuttora futuribile, ma continua a imprimere nei propri interlocutori la spinta verso quell’utopico «incontro imprendibile con la verità» da lui perseguito per l’intera esistenza.

(Giada Viviani, Inseguendo l’«incontro imprendibile con la verità». Il magistero di Giovanni Morelli attraverso gli scritti. in Variazioni in sviluppo. I pensieri di Giovanni Morelli verso il futuro. A cura di Giada Viviani, Venezia Fondazione Giorgio Cini, 2017, pp. XIII-XVI)



«Idee non-sue-fatte-sue, reçues, che Casella riattiva in forme ri-mitizzate, ma non definitivamente, come si conviene alle vere ‘idee’, quanto piuttosto bruciate dal tempo, consumate ‘a tempo’ come è statuto fatale del contatto poetico con le passantes baudelairiane o della routine dei frequentatori delle case di piacere: forse idee-di-beltà, forse idee-di-orrore, avvicinate comunque, sino al quasi-recupero di un qualsivoglia lontano mito connesso»

(Giovanni Morelli, In divisa da Angelus Novus. Prove di ritratto. Il ‘nec nec’ e il ‘piccolo silenzio’ di Casella negli anni dell’Ars Nova, in Alfredo Casella e l’Europa. Atti del Convegno internazionale di studi, Siena 7-9 giugno 2001, a cura di Mila De Santis, Firenze, Olschki 2003, p. 64)


Ascolto proposto:

>>> Alfredo Casella - Trois Pièces pour Pianola


Attraverso una prosa immaginifica, che si sviluppa e si avviluppa su arcate concentriche come in un flusso di coscienza, Morelli ripensa la figura di Alfredo Casella, infondendo un significato nuovo ai più inveterati clichés. Il camaleontismo del compositore senza volto, ladro di idee, l’attitudine dongiovannesca a passare di fiore in fiore non sarebbero altro che il segno dei tempi, l’espressione tangibile di un’epoca della riproducibilità tecnica che trasforma l’arte in oggetto di consumo. Il musicista insegue la scia del progresso, senza mai voltarsi, assaggiando ‘diverse beltà, stili diversi’. L’unica forma possibile di ‘aura’ è quella che si attinge nel momento dell’alienazione, nell’oblio di sé, quando le sinapsi attivano i ricordi. E così, quasi per caso, “oggetti musicali trovati” affiorano dalla lontananza. Su questa poetica del quodlibet – tratto distintivo della musica italiana del Novecento – Giovanni Morelli ha scritto pagine memorabili. Torniamo a leggerle! Sarebbe il miglior modo per ricordarlo nel suo anniversario. Intanto, come piccolo ‘assaggio’, suggerisco un ascolto di Casella: i Tre pezzi per pianoforte meccanico del 1918. L’oblio qui si compie nel modo più radicale: l’autore sparisce – o meglio, diventa un automa – e insieme a lui anche l’interprete. Resta solo l’idea, oggettivata e consumata dal rullo di pianola. Nella coda della Valse, intorno al min. 3.40, una reminiscenza verdiana farà capolino sulla superficie dell’um-pa-pa (evento inconscio, che giunge inopinatamente a rompere le maglie della rete? o fattore calcolato, predisposto da un algoritmo?). (Francesco Fontanelli)